
LETTERS
Dicembre 2008
Appunti di viaggio
Parole sul teatro…non si può dire che non ne siano state scritte…
…mi vengono in mente le prime prove teatrali che facevo all’asilo per lo spettacolo di natale. Tutto sembra un sogno lontano. Ricordo che mi davano una spada e mi dicevano tu sei il guerriero. Ed il guerriero si muove così e così, dice queste cose e si comporta in questo modo. Poi abbandonato a me stesso con la spada in mano mi mettevo a fare il guerriero. Dopo pochi istanti la maestra mi fermava e mi ricordava che il guerriero non si muoveva come facevo io, ma in un altro modo…io provavo ad imitarla e poco dopo lei mi fermava ancora una volta…e si andava avanti così per tutto il pomeriggio. Le prove mi sembravano infinite ed il teatro una cosa noiosa…sapevo solo che quando sarebbero arrivati i parenti avrei dovuto cercare di salvare la mia pellaccia ricordando almeno le battute ed i gesti che mi erano stati così caldamente suggeriti
Arriva un altro ricordo.. sempre legato alla mia infanzia. Un’infanzia comune così come lo sono le storie che ci narra il teatro.
A quel tempo la mia giornata cominciava dopo la scuola ed il pranzo. Cominciava con gli amici. E cominciava sempre con un gioco. Un gioco fatto assieme. Ci si intratteneva facendo i cowboys, le olimpiadi, i poliziotti…e se c’era anche mia cugina si attaccava giocando al dottore e poi si finiva con Mamma e Papà.
Tutto filava liscio. Tutti sapevano che fare, come morire, come rispondere ed il gioco per quanto ingenuo era un piacere immenso. Potevo giocare a cowboys per settimane inventando sempre nuove situazioni, nuove morti, nuovi colpi di scena…ed uno sguardo attento avrebbe potuto scorgere sotto la naïveté del gioco uno sfondo di nuda e cruda realtà. Chi restava escluso dal gioco, perchè in ritardo, osservava “partecipando” e suggerendo il da farsi a chi “da dentro” non poteva che vedere quel poco che gli era concesso dalla situazione. Gli esclusi attendevano impazienti il loro turno.
I miei cowboys come quelli dei miei compañeros erano perfetti, vitali, pronti all’azione, disponibili a tutto. Si moriva e rinasceva sotto nuove spoglie in meno di un batter d’occhio. La storia ci era chiara. Lo era anche quando si trattava di giocare a mamma e papà: trovare una serie di problemi, risolverli, fare una litigata e poi finalmente baciare mia cugina. Il dottore si può dire che veniva anche più naturale.
…Insomma il gioco era chiaro…mi divertivo…e se qualcuno mi guardava non avevo nessun problema. L’unico imbarazzo si sarebbe presentato qualora mi avessero visto baciare la mia cuginetta…lì subentrava un piccolo senso di sporcizia che difficilmente mi si levava di dosso. Ma forse il piacere stava proprio lì….
Ricordo che un giorno dissi alla mia cuginetta che era tempo che la nostra “relazione” finisse…che con i miei baci avrei potuto metterla in cinta e che questo, si sapeva, sarebbe stato estremamente pericoloso….da quel giorno smisi di giocare a Mamma e Papà e dopo poco anche a tutti gli altri giochi…
E così cominciai a credere che quel gioco, che prima facevo con tanto piacere, fosse vero…
In quell’età fui il miglior attore di tutti i tempi così come lo furono i miei compagni d’arme ed i miei coetanei sparsi in tutto il mondo.
Poi…crebbi… feci le medie, le superiori, il liceo, l’università, l’accademia teatrale, frequentai una lunga serie di maestri…guidai la moto, la macchina, lessi, scopai, bevvi, piansi e risi e così via..ma mai più ebbi il piacere di sentire che tutto ciò che facevo accadeva come per gioco…
Vivendo sono passati anni. E vivendo, volente o nolente, ho visto la vita, gli uomini, le donne, le loro relazioni…molto ho visto e molto mi rimane da vedere…(se non muoio oggi – cosa più che possibile)
Con il passare del tempo gli occhi si sono aperti e poco alla volta ho accettato ed accetto di vedere come giocano i grandi….fanno quello stesso gioco…solo un po’ più pesante…più vero…muoiono, litigano, soffrono (oh quanto soffrono), gioiscono, falliscono, rinascono…e lo fanno veramente… veramente.
Il teatro mi ha dolcemente insegnano a leggere e così…leggo il loro teatro…e quando apro una pièce lo ritrovo lì…bello…condensato e ricco del meglio e del peggio che il teatro della vita mi offre tutti i giorni…ricco di tutta quella vita reale e immaginaria che fa parte dei nostri sogni…di tutte quelle scene che si ripetono da secoli…e che lentamente evolvono in qualcosa di nuovo…di veramente nuovo…
Potrei fare l’attore in questa magnifica pièce che è la vita. Trovarmi un lavoro da guerriero, padre, poliziotto…e recitare… come fan tutti…ma mi è toccato, in questa parte della mia vita, di far l’attore e così quando salgo sul palco smetto di mentire e dico la verità quella poca verità che posso ricordare…una verità dolce come la vita che ci fa sognare tutti.
Novembre 2008
A proposito di Areté Ensemble
LINEE ARTISTICHE
Aretè Ensemble è una associazione culturale internazionale ed interdisciplinare. Ogni partecipante è libero di perseguire il proprio percorso e ci si ritrova in Areté quando sorge la necessità di un progetto comune. Areté Ensemble collabora con diverse associazioni internazionali. La formazione dei suoi partecipanti è interdisciplinare come pure i lavori realizzati. Ci si occupa di un teatro dell’incontro.
Dovendo mettere nero su bianco il nostro lavoro ecco alcune riflessioni relative a questo momento del nostro percorso:
Areté Ensemble lavora per un teatro dell’incontro. Un teatro dove gli attori giocano con il pubblico. Un teatro semplice dove l’unico inganno possibile è il gioco teatrale, il gioco della vita. Si tratta di un teatro leggero Un teatro d’attore dove l’immaginazione si sostituisce alla materia e dà vita a spazi, situazioni, drammi e giochi. Si parte dal corpo per dar vita ai suoi pensieri. Si gioca con l’immaginazione. Un teatro al cui centro ci sia l’uomo. Un uomo disponibile alla relazione con gli altri. La relazione tra gli uomini sul palco e quelli tra il pubblico. Partendo da questi presupposti realizziamo lavori semplici. L’oggetto del lavoro è il teatro o meglio il teatro della vita: i suoi drammi, le sue assurdità ed i suoi paradossi. Si gioca con la pancia che piange e ride. I lavori di Aretè Ensemble partono dal nulla scenico per ricrearsi di volta in volta in una improvvisazione strutturata. Sviluppiamo nel tempo un percorso che permetta di unire l’attore al pubblico attraverso il gioco teatrale. Siamo interessati a ciò che sta in mezzo: gli spazi vuoti. Ci interessa raccontare le relazioni che intercorrono tra i personaggi/persone. Una storia è fatta di azioni e persone in relazione tra loro Ogni persona ha un punto di vista La pièce li individua il gioco teatrale ci permette di evidenziarli l’incontro teatrale ci permette di condividerli con il pubblico. Come creare una rete di idee più che un conflitto di idee. Al “gioco di Babele” (la lotta delle opinioni) preferiamo il “gioco del fiume” che unisce i suoi affluenti. Lavoriamo più che per promuovere una visione per unire tutte le possibili visioni. Facciamo un teatro semplice dove gli artisti soli e nudi incontrano il pubblico in un gioco per stare assieme per comprendersi. Per far questo lavoriamo e studiamo Sempre.
Ma parole “a parte”:
Si fa
Marzo2008
Appunti di viaggio
Già lo sapevo che sarà
la storia narrata da un’idiota
piena di strepito e rumori
che non significa nulla
Se alla domanda
Il teatro è morto?
Un attore risponde
Si il teatro è morto
Si troverà disoccupato
Quando salirà su quattro assi
Quelle saranno solo quattro assi
E quando davanti al suo sguardo
Si stenderà un platea di persone
Quelle saranno solo esseri umani
Che fare? Continuare a mentire?
Inevitabilmente si mentirà
Ma perché mentire due volte
- Solo? Smettila di dir fregnacce-
Non rimane altro che l’incontro
Tra un uomo
che dichiaramene mente
ed altri
che per ruolo e professione
mentono a loro volta.
E così quello spazio si trasforma
in una stramba congrega di mentitori
Incapaci di dir la verità
In una partita di poker
Il gioco serve a scoprire chi dice,
rispetto alle carte che il caso gli ha dato,
la verità.
E la verità la si scopre alla fine
Quando si mettono giù le carte.
A furia di giocare
Questo gioco mi è venuto a noia.
E così perché non buttar giù le carte non appena
La mia mano incomincia a stringerle.
E giocar a sbugiardarsi.
E sto lì
Di fronte ad estranei
Con cui ho in comune la menzogna.
Una simpatica famiglia di fratelli
dal cranio pieno di balle
Le carte piene di parole
che qualcuno ha strappato dal cuore
Ed ha messo nel mio
Ed allora che si giochi
A chi si spoglia prima
A chi perde tutto prima del tempo
a chi si lascia andare
ad una sconfitta spropositata
Comincerò con il perdere gli amati soldi
che ho nella tasca accanto al culo
E poi il lavoro, la casa
la mamma ed il papà, ed i fratelli e le sorelle
e la donna
il mio buon nome,
e quella gloria mai vista
In un rilancio forsennato
Fino a giocarmi quel dio tanto caro
Una notte
Una partita
Tirare uno zero
Ed uscir all’alba
Nudo
Con ancora il tabacco nei polmoni
Di fronte al Sole
Per scoprire che mi è data ancora la vita
Per ritrovare tutto ciò che ho perso
E rigiocarlo ancora.
Fino a ritrovar un Padre ed una Madre
All’ultima partita
Fatale
E poi giù dalla croce
A scorazzar volteggiando per il mondo
Se sulle quattro assi mi trovo
non posso che sbugiardar
di quell’uomo che si attacca
come una mosca
alla posta in gioco
alle menzogne suo pane quotidiano
Non potendo dimenticare
Con ancora qualche remora
Che mi è fratello
Che pur io son mosca
Mosca sapiente
Mosca insipiente
Mosca igniorante
I numeri esistono sotto e sopra lo zero
Matematica
E vanno dal più al meno infinito
Solo allo zero
Solo alla casella di partenza
mi è dato di vedere il gioco
Ma tornando alla questione,
Menzogna pur essa,
Che faccio io su quelle assi
Gioco la partita
Mi spoglio dell’uomo per farmi donna
Mi libero del figlio per farmi padre
Mi libero del padre per farmi fool
Mi libero delle codarde ed amate catene
Che cigolano intorno all’anima
O gioco la libertà di giocare che mi è data
Che si fotta la lingua ed il suo linguaggio
Che si fotta la forma
Che si fotta ogni regola che mi ricorda chi sono,
o dovrei essere,
Che si fotta tutta la menzogna che mi impedisce
L’incontro
Con Te
Con te che Mi guardi
Fratello
Ed in cui io
Dimentico
Posso dimenticarmi
L’incontro con te senza di me.
Chè stando lì pensando a me
Ed al mio compitino
Già più volte me la sono fatta addosso
Ignorando la vergogna
Che continuo a portarmi dietro
Come uno scherzo
In quella stanza solo
Non più
In quella stanza tu
e poi me e lei
e lui e l’altro
e gli altri
Uno
Osservando un attore
Un uomo
Sulle assi con di fronte altri uomini
Mi chiedo che fa?
Osservo
E rubo i rari attimi in cui traspare
In cui non mente
Li metto nel cuore
E dico fratello
Fratello che dividi con me il cammino
Per tornare a casa
Fratello che anche oggi
Hai fatto un passo
Ti sei messo in gioco
Ti sei liberato di un peso
E con un sorriso lo hai messo tra me e te
Per sorridere assieme
Della strana strada che ci porta verso casa
Bravo
Non vi è teatro
solo uomini
uomini
che onestamente incontrano altri uomini
Per un’ora
compiono un rito
I cui testimoni
Son attori a loro volta
Si fanno giocando angeli e demoni
Uno per tutti
Buttano i corpi sull’abisso
Azione
Azione reale
Nella realtà
Per plasmarla? per esser plasmato?
Per far il bene?
Per far il male?
E che si fotta anche questa delicata illusione
O per il solo piacere di percepire le forze
Presenti nell’azione
Che son vita e morte
Piacere e dolore
Amore e odioCiò che è nel mezzo
Ciò che nulla può esprimere
se non una corda vibrante
tra il nero ed il bianco
E che la vibrazione si faccia
di volta in volta
più sottile
impalpabile e mi strazi di piacere
fino a sparire
Oh che bel gioco mi è stato dato
A scioglier la rabbia
A ritrovare le ali
Oh che bel gioco mi è stato dato
Oh che bel gioco
Grazie
Febbraio 2007
LETTERA A DIANA
Diana
ecco qua.
A teatro un uomo si alza si mette sotto i riflettori e comincia a
giocare per altri uomini.
Questi uomini partecipano, attraverso la visione, al gioco di
quell’uomo in costume.
La visione del gioco porta luce su zone d’ombra di quegli esseri umani
che guardano.
L’uomo che stà sotto il riflettore ha il compito di innescare,
attraverso il gioco, un processo di ricerca.
Questo processo, se onesto, per empatia si attiva anche in coloro che
vedono. La visione è sempre attiva.
Si tratta di un incontro tra uomini in cui si lavora assieme su un
tema, un senso.
Spettatore è l’uomo che partecipa all’incontro e parla ed agisce in
silenzio, nel suo intimo.
In un incontro meno ruoli ci sono e più possibilità ci sono che la
relazione non sia falsata.
In ogni incontro vi è tra gli uomini che vi partecipano un tema comune
ed un suo sviluppo.
Il testo decide il tema (il senso da trattare), la metafora attraverso
cui questo senso verrà trattato.
Ogni testo è un mondo che parla del nostro mondo ed in quanto tale va
accettato e compreso.
Ogni testo ci racconta attraverso una storia. E’ perciò necessario
mettere attenzione in che cosa ci racconta dietro allla storia che ci
narra. Il senso di cui ci parla attraverso la storia è il focus
dell’incontro.
A teatro gli uomini si incontrano in un gioco organizzato intorno ad
una storia che ci parla di noi senza essere troppo diretta. Il testo
non è che l’interfaccia dell’ncontro, il pretesto nel quale ci
incontriamo.
Ogni testo è un materiale distinto e richiede di essere trattato in
modo diverso da un’altro.
Sono un uomo che si prepara e si mette sotto i riflettori perchè ama
cercare, trovare e poi ancora cercare. Sono un attore di ricerca.
Il teatro è uno dei pochi luoghi in cui gli uomini possono ancora
incontrarsi dal vivo e da vicino. Come se si fosse nella stessa stanza.
Come vivi. Luogo privilegiato che non può che essere riscoperto. Teatro
come luoghi dove l’immaginazione individuale cresce ed ci fa accettare
le differenze.
Teatro soprattutto dove un uomo gioca per un altro come in uno
specchio perchè si possa piangere e soprattutto ridere di noi.
Questa è solo una possibile interpretazione e prima di cominciare a
contraddirmi (e sarebbe anche ora) …mi fermo.
Grazie per l’attenzione
Diana ho preferito rispondere in una sola volta
Fammi sapere se mi serve altro
Un saluto
Buonagiornata
Saba
Giugno 2007
LETTERA A FABIO
Non potrò essere presente
Vi mando alcune impressioni
e vi ringrazio per l’attenzione
E’ dato all’uomo ed all’artista di creare.
Un corpo amputato
difficilmente può muoversi liberamente
è però certo che è in grado di muoversi come può:
al meglio delle sue possibilità.
Cosa fare di un corpo amputato?
Si può negare il suo stato e continuare a farlo correre come se non zoppiccasse
oppure
è possibile
fermarsi
osservarlo
accertarne ed accettarne i difetti
abbracciarlo
e cominciare a lavorare: a creare, a ricrearlo.
Le parti amputate possono rinascere,
forse diverse da come si immaginava che fossero,
rinnovate,
funzionali a nuove necessità.
E’ dato all’artista che opera nella realtà
di ricreare il proprio corpo
le leggi che lo regolano
e che regolano i rapporti con altri corpi,
a loro volta amputati.
Ci sono uomini che corrono zoppicando
ed altri che si fermano
entrano in laboratorio
e con amore e dedizione
lavorano al loro Frankestein
perchè riprenda le sembianze di un bambino.
E’ una questione di scelta.
individualeecollettiva
Sapere che sempre più uomini ed artisti
si incamminano su questo secondo percorso
mi fa stare bene.
Sapere che ci sono sempre più zone
dove si ricrea un corpo collettivo
soggetto alle regole della creazione,
comune ed individuale,
più vicine a ciò che di profondo c’è nell’uomo
mi dà un senso di sollievo.
Torno al mio piccolo Frankestein con un sorriso
e ci rimettiamo a lavorare
in pace.
Ho difficoltà ad entrare direttamente nel dibattito.
Posso prendere atto che sempre più persone
si rendono indipendenti da un “archetipo patologico”
di mantenimento paterno..
che poi la strada per l’indipendenza sia dura e rischiosa è un dato di fatto.
Per quel che riguarda l’aspetto attivo di questo intevento:
ci sono “cose importanti”, I play e lo faccio ovunque mi è possibile.
…mi piacerebbe apportare qualche idea creativa…
….
condivido i principi con cui lavorate a cui non ho nulla da aggiungere
Complimenti al vostro lavoro ed a quello di tutte le zone indipendenti
che poco alla volta stanno creando un nuovo corpo: umano, artistico e sacro.
Prima di incominciare a contraddirmi
Vi saluto
Se vi dovesse servire qualcosa fatemi sapere
lo farò con piacere
Un abbraccio
Saba